L’olio di palma assolto? La bufala corre sul web (e sui giornali)

“Ma davvero l’olio di palma è stato assolto dagli scienziati? Tra un po’ ci diranno che la mattina per liberarsi i bronchi una bella tirata con la bocca attaccati al tubo di scappamento fa meglio dell’eucaliptolo”.

Riprendo il bello e, al solito, spiritosissimo scambio tra Dose e Presta che proprio questa mattina al Ruggito del coniglio commentavano la notizia lanciata da qualche quotidiano e da qualche agenzia di stampa che così titolava il convegno del 10 febbraio scorso organizzato dal Dipartimento di Farmacia dell’Università Federico II di Napoli.

Diamo al Ruggito quello che è del Ruggito: la notizia che l’olio di palma sarebbe stato assolto nel convegno non è una loro invenzione. A farla circolare, il blog di Campagne liberali.

Chi sono questi signori di Campagne liberali? Si definiscono “spin-off della Fondazione Luigi Einaudi di Roma (ma la Fondazione ha sempre negato), dicono che  l’obiettivo è sostenere l’informazione scientifica e la diffusione del metodo scientifico nel dibattito pubblico.” Ma non spiegano chi ha sostenuto finanziariamente il loro operato (che non è proprio un metodo molto usato in ambito scientifico).

Criticano, soprattutto, i titoli allarmisti dei giornali e vorrebbero smontarne le fake, le bufale.

 

Assolto? Da chi?

A quanto pare da Campagne liberali hanno deciso di utilizzare proprio il metodo che tanto criticano: fare titoli che non corrispondono alla realtà. E già. Perché chi scrive il convegno che avrebbe assolto l’olio di palma l’ha moderato e non si era accorto che la corte avesse pronunciato una sentenza. Tantomeno che lo avesse assolto.

Al contrario, nel lungo dibattito organizzato dal professor Alberto Ritieni si è scelto un modo scientifico di procedere, con due scienziati che hanno raccontato lo stato delle conoscenze: il prof. Gabriele Riccardi della Scuola di Medicina dell’Ateneo Federiciano e il dott. Marco Silano Direttore del Reparto Alimentazione, nutrizione e salute del Dipartimento di Sanità Pubblica Veterinaria e Sicurezza Alimentare dell’Istituto Superiore di Sanità. Al tavolo c’erano anche due giornalisti Monica Rubino, giornalista del quotidiano “La Repubblica”, e Andrea Cuomo, inviato del quotidiano “Il Giornale”, che rappresentavano su posizioni opposte la parte mediatica.

Ebbene, il risultato della giornata di lavoro da una parte ha confermato come i grassi saturi (e l’apporto di quelli che provengono dal palma, anche se non unicamente da questo olio) siano dannosi per l’alimentazione, soprattutto dei bambini. E non hanno minimamente smontato il rischio rappresentato dai contaminanti di processo. Parliamo di quel 3-mcpd di cui nessuno mette in dubbio la cancerogenicità e che, ancora oggi, viene trovato in dosi molte volte superiori ai limiti stabiliti dall’Efsa, perfino nei latti per la prima infanzia.

Molto più complesso (e difficile da risolvere in un tavolo che ha affrontato soprattutto l’aspetto sanitario e alimentare) il problema ambientale legato all’insostenibilità delle coltivazioni intensive di palme da olio.

Le bufale “tranquillizzanti”

Di una cosa va dato atto a Campagne liberali nel difendere un ingrediente che gli italiani hanno dimostrato di non volere (e che gran parte delle aziende hanno tolto) finiscono per imbracciare proprio le armi che a parole vorrebbero combattere: quelle del giornalismo che ama i titoli ad effetto e ignora i contenuti.

Chi fa buon giornalismo, invece, dovrebbe farsi qualche domanda in più senza cedere a tranquillizzanti sicurezze che tali non sono. Noi, da parte nostra, continuiamo a basarci su dati e analisi verificabili, quelle che tutti i lettori possono trovare con nomi e cognomi delle aziende coinvolte e dei laboratori utilizzati. E, tanto per fare chiarezza, appena possibile pubblicheremo i video che sintetizzano quella giornata. Tanto per dare modo, a chiunque vuole, di farsi un’idea.