Una lampada, tante luci: abbiamo provato la Jedi Dahlia

Controllare la luce è il sogno arcaico dell’uomo. Dal fuoco preistorico, alla fiamma vibrante di fiaccole, lanterne e candele, e poi lampade a gas ed elettriche… i lumi hanno rischiarato la vita degli uomini nell’intero arco della storia. Il termine col quale si usa indicare un’importante epoca trae origine dal concetto stesso di luce, nel caso in senso metaforico: è l’illuminismo, il periodo in cui le menti intraprendenti vennero irraggiate da nuove idee, in un certo senso irradiate da una luce proprio dall’uomo controllata.
Oggi che siamo entrati nell’era del LED questi percorsi si ricongiungono, in forma di progresso tecnologico e di nuove intuizioni. L’impiego del LED ha segnato una nuova direzione nell’evoluzione culturale, con ripercussioni importanti sull’ambiente e sulla società.

Portatile? In che senso?

Dahlia è una lampada d’ambientazione che sfrutta appieno la nuova tecnologia. Prodotta da Jedi Lighting di Hong Kong, il cui nome fa pensare all’ordine monastico dei cavalieri di “Guerre Stellari”, è un elemento modulare del sistema “IDual”, costituito da diversi tipi di apparecchi illuminanti. Nel caso parliamo di una lampada da tavolo dal produttore definita “portatile”, e questo crea perplessità: trattandosi di un oggetto funzionante a tensione di rete (220V), quindi connesso mediante un alimentatore (220V-12VDC) e un cordone di alimentazione, l’aggettivo impiegato ci appare improprio; a maggior ragione se pensiamo che si parla di un globo, la cui base è realizzata in alluminio, che è però costituito prevalentemente da una calotta di vetro opalino, quindi relativamente fragile… Forse un problema di comunicazione.

Plug, point and play

Questo apparecchio illuminante, così semplice, apparentemente banale, non ha neppure un interruttore, ma è un dispositivo del tipo “plug and play”, ovvero pronto all’uso non appena la spina viene inserita nella presa, o meglio “plug, point and play”, come recita lo slogan in un pieghevole promozionale, ove “point” (puntare) ci svela finalmente l’arcano… Dahlia, così come l’intera famiglia, non vive sola ma in compagnia di un indispensabile servo: il telecomando. E certo quest’ultimo oggetto – da puntare appunto – ci permette un sofisticato controllo della luce. Unico per l’intero sistema, in policarbonato bianco latte, a radiazione infrarossa, con due modalità di irraggiamento (cono ad ampia apertura e alta potenza, cono a piccola apertura e bassa potenza, maggiormente direzionale), è organizzato in una pulsantiera “a membrana” di ventisei elementi, identificabili tramite chiare icone colorate; sei pulsanti sono peraltro ben disposti in un “cerchio cromatico” quaternario (basato sui colori rosso, giallo, verde, blu), pur trattandosi di un dispositivo illuminante del tipo “RGB” (red, green, blue).

Una lampada, tante luci

Dahlia, come tutte le lampade del sistema IDual, è in grado di produrre luce in un campo di “temperature di colore” compreso tra 2200°K e 6500°K (la temperatura di colore, in linea di massima, ma non nell’accezione scientifica, è tra le altre cose un indicatore di “tinta” della luce); questi valori estremi corrispondono pressapoco alla luce arancione di una candela e a quella bianco-azzurra ambientale in pieno giorno (posizione quest’ultima più o meno centrale in questo tipo di “spettro”); è necessario dire che il “range” di temperature di colore prodotto dal sistema IDual non copre tutte le possibili situazioni ambientali (infatti, per esempio, la luce blu del cielo sereno ha valori superiori a 10.000°K), e che la “resa cromatica” dichiarata è 80%. Questa lampada è inoltre capace di una potenza illuminante di 500lm, non molto se si pensa che per ottenere l’effetto di una vecchia lampada a incandescenza da 100W sono necessari 1500lm circa di flusso luminoso, ma questo valore risulta più che sufficiente per un apparecchio illuminante il cui scopo è creare ambientazioni.

Il produttore, che alla confezione in cartoncino e polpa di cellulosa allega diversi opuscoli e fogli istruzioni (creando confusione), purtroppo veicola male le informazioni sul funzionamento, e soprattutto quelle riguardanti le nozioni di base sul colore. Ebbene, in breve, il colore viene indicato mediante tre parametri: “tinta” (o colore), “chiarezza”, “saturazione” (o “cromaticità”); utile anche l’indicazione del “tono” (o “nuance”) che è la coppia di valori, riferita a una tinta, di chiarezza e saturazione.

Abbiamo potuto verificare che la lampada Jedi, operando direttamente col telecomando nella composizione del colore, impartendo differenti istruzioni, è in grado di definire 32 tinte, 10 livelli di chiarezza e 3 di saturazione, coprendo una discreta tavolozza di 960 colori (il sistema colore NCS, tra i più sofisticati, è in grado di definirne 1.750, con 40 tinte, 10 chiarezze al massimo, 10 saturazioni al massimo). Opportunamente il pannello di comando permette, con un solo tocco, di avviare programmi preimpostati, statici e addirittura dinamici; quelli statici: “candela”, “bianco caldo”, “luce diurna”, “bianco freddo”, “luce notturna”, “lavoro”, “relax”; quelli dinamici: “sonno” (attenuazione progressiva di 21m), “alba” (intensificazione progressiva di 8m:30s), “colore pastello”, “festa”, “tramonto”, “foresta”, “oceano”, “caminetto”, “romantico”.

Giusto per fornire un esempio… il programma “caminetto” riproduce una vibrante luce di toni caldi piuttosto realistica… ma manca il calore in senso effettivo: non chiediamo (ancora) tanto a una lampada. Peccato per l’assenza della possibilità di creare programmi personalizzati. Dahlia, garantita per cinque anni e 20.000h di funzionamento – ma non riparabile –, costa poco più di 100 euro in denaro e 8,5Wh in energia elettrica.