Otto budini alla prova (e spunta l’additivo indesiderato)

Abitudinari come sono, i bambini vivono l’ora della merenda come un rito vero e proprio, paragonabile solo alla “tazzulella di caffè” degli adulti. Dopo scuola e prima di buttarsi a capofitto nello studio pomeridiano oppure prima di iniziare un allenamento sportivo, hanno bisogno di rifocillare mente e corpo con una coccola alimentare. Dolce o salata è una questione di gusto (dei bambini). Già pronta o da preparare è una scelta (a volte obbligata) che ha a che fare con i ritmi di vita dei genitori. Il budino al cioccolato, da prendere dal frigo (o dalla dispensa) e offrire al bambino è uno di quei momenti dolci che mette d’accordo tutti.
Una pausa “super golosa” – giusto per citare lo spot di uno dei prodotti più famosi di questa categoria – ma quanto sana?

Per aiutare mamma e papà nella scelta del dessert migliore, abbiamo messo a confronto 8 budini al cioccolato tra quelli in vendita presso la grande distribuzione organizzata, i discount e le farmacie. Un test che trovate nel numero in edicola di Test-Salvagente.

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Per ognuno abbiamo valutato gli ingredienti e i valori nutrizionali, da poco obbligatori per tutti i prodotti alimentari. Iniziamo subito col dire che i grandi “nemici” dei budini sono lo zucchero e il sale. Se è vero che il primo è un ingrediente che ti aspetti di trovare nella lista di un dolce, è anche vero che la quantità è troppo elevata. La dose massima giornaliera consigliata per i bambini è 40 grammi (ma l’Organizzazione mondiale della sanità suggerisce di non consumarne più di 20): se consideriamo che con uno dei dessert al cioccolato analizzati i bambini ne ingerirebbero 13 grammi (in media), superare il limite consentito non è così difficile.
Il sale, invece, è un ospite invisibile, invadente e indesiderato nel senso che non è immediato pensarlo tra gli ingredienti di un alimento dolce a base di latte e cacao. Eppure c’è: per migliorare il gusto e per nascondere la scelta di materie prime di bassa qualità. La quantità non è alta ma si tratta davvero di un’aggiunta inutile: i bambini potrebbero fare benissimo a meno di questo apporto di sodio (che bene non fa).

Alla larga dalle carragenine

Passando poi alla lista degli ingredienti, non ne manca qualcuno problematico. In via di scomparsa l’olio di palma (un solo budino su 8 non ci rinuncia). Tra gli addensanti, quello più utilizzato – ed anche il più a rischio – è la carragenina riconoscibile in etichetta con la sigla E407. I suoi componenti sono costituiti da sali di calcio, di magnesio, di sodio e di potassio, oltre che da galattosio. Se per l’industria è un gelificante particolarmente conveniente, per chi lo ingerisce può essere causa di infiammazioni gastrointestinali. Recenti studi scientifici hanno concluso che questo addensante è associato a disturbi correlati alla digestione, come la sindrome del colon irritabile e i gonfiori addominali, fino a problemi di maggiore gravità, come la colita ulcerosa e il cancro al colon. E mentre negli Usa una petizione chiede la sua messa al bando, in Italia si utilizza ancora. E molto spesso dato che lo abbiamo trovato in 5 dolci su 8 analizzati.