Salgono le temperature dei mari e aumenta del 7% il mercurio nei pesci

L’Oms lo ha inserito tra le dieci minacce più gravi per la salute umana: assumere mercurio, attraverso i cibi, può può provocare danni al sistema nervoso, digestivo e immunitario, così come a polmoni, reni, pelle e occhi. La principale esposizione a questo metallo tossico è quella alimentare attraverso il consumo di pesce in particolare.

I limiti di legge

Tanto è vero che la legilsazione comunitaria pone dei limiti alla concentrazione del mercurio nelle diverse specie ittiche: ad esempio non può superare lo 0,50 mg per chilo nei gamberi e 1 milligarmmo per chilo nello spada, tonno e verdersca. A destare preoccupazione è in particolare il metilmercurio, classicato dalla Iarc dell’Oms, nel gruppo 2B ovvero come possibile cangerogeno per l’uomo.

La presenza del mercurio è legata principalmente all’inquinamento ambientale e industriale ma ora uno studio  condotto dalla Università svedese di Umea,  pubblicato sulla rivista Sciences Advances, ha dimostrato come l’aumento delle temperature causato dai cambiamenti climatici potrebbe alzare fino a sette volte i livelli di mercurio presenti nei pesci che mangiamo.

I batteri come “veicolo”

“Con i cambiamenti climatici – ha spiegato Jeffra Schaefer, coautrice dello studio, come riporta l’Ansa.it – ci aspettiamo un aumento delle precipitazioni in molte aree dell’emisfero settentrionale, con un conseguente aumento del deflusso delle acque nei mari. Questo significa che ci sarà un grande rilascio di mercurio negli ecosistemi costieri che sono i principali luoghi di sostentamento per i pesci che la gente mangia”. In pratica il deflusso porta in mari e laghi materiale organico che favorisce lo sviluppo di batteri a scapito del fitoplancton. “Quando i batteri diventano abbondanti nelle acque marine e lacustri – ha aggiunto Erik Bjorn, autore principale dello studio – si verifica la crescita di un nuovo tipo di organismi che si ciba di questi batteri”. Il problema, sottolinea il ricercatore svedese, è che ad ogni nuovo ‘gradino’ nella catena alimentare l’accumulo di mercurio, nella forma altamente tossica di metilmerucurio, “aumenta 10 volte”.

Si riduce nel Mediterraneo

Secondo lo studio, con un aumento del deflusso delle acque nei mari del 15%-30%, previsto nello scenario peggiore dei cambiamenti climatici dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (Ipcc), le concentrazioni di metilmercurio potrebbero aumentare fino al 600% nell’emisfero settentrionale che sarebbe la parte più colpita nel mondo. Mediterraneo, la parte centrale del Nord America e l’Africa meridionale potrebbero invece registrare delle diminuzioni.

L’accumulo o biomagnificazione

Acqusta qui il numero di settembre 2016 in cui abbiamo analizzato le concentrazioni dei metalli pesanti (mercurio, cadmio, piombo in primis) e verificato con l’esame del Dna se la specie indicata in etichetta è corretta oppure “falsificata”.

Ma come avviene l’accumulo di mercurio e metilmercurio nei pesci? Ecco cosa ci ha spiegato nel numero 9 di settembre 2016 Silvio Greco, biologo marino di fama internazionale e docente di sostenibilità presso l’Università di Scienze gastronomiche di Bra: “I grandi pesci predatori si comportano come delle batterie. Nutrendosi delle specie sottostanti sottostanti rispetto alla catena alimentare accumulano nei tessuti una quantità di inquinanti, mercurio, metilmercurio molto tossico, diossine e quant’altro, in modo sempre più crescente”.

Più i pesci sono grandi e ‘vecchi’ più accumuleranno gli inquinanti dannosi per la salute umana”. Tra le specie ittiche di grande taglia, il pesce spada può vivere anche fino a 15 anni, un tonnetto striato 12 anni e un tonno obeso 11 anni, un pinne gialle 9 anni. Inoltre il pesce assorbe il metilmercurio ma lo espelle molto lentamente.

Gli inquinanti vengono immessi nella catena alimentare per effetto dell’attività industriale e umana. Queste sostanze, in particolar modo il metilmercurio, vengono prima assorbite dalle alghe, poi dai pesci più piccoli che di queste si nutrono e via via risalendo la catena arrivano fino ai grandi accumulatori, i “pesci predatori di vertice” come lo spada, il tonno e gli squaloidi che vivendo più a lungo si “caricano” maggiormente. Per tutelarsi? Mangiare pesce di piccola taglia che hanno anche un ciclo di vita più breve e “accumulano” meno inquinanti tossici.