“IwBank mi ha chiuso il conto senza avvertirmi”

Caro Test-Salvagente,
sono  presidente di Operbacco, associazione culturale che si occupa di vino e sono titolare di un conto corrente con IwBank intestato all’associazione. O meglio extitolare, dato che lunedì 16 gennaio, collegandomi al sito della banca ho scoperto che il conto era bloccato e i soldi (430 € circa) spariti.
Telefono all’assistenza e mi dicono che IwBank non è più interessata ad avere quel tipo di conto e pertanto ha chiuso unilateralmente il rapporto.
Chiedo dove siano finiti i miei soldi e mi rispondono che hanno inviato una raccomandata con l’assegno, che non ho ricevuto e non sanno dirmi quando è stata inviata. Non demordo e attraverso la chat della banca mi dicono che la raccomandata di chiusura conto è stata inoltrata il 27 settembre, ma risulta tornata al mittente, invece il conto risulta essere stato estinto con assegno di traenza in data 19/01/2017, ma non abbiamo ancora visione dell’eventuale indirizzo di inoltro dell’assegno e numero di spedizione.
A oggi, non abbiamo alcuna notizia dei soldi dell’associazione. Secondo voi, è normale lavorare in questo modo?
Ci potrebbero essere gli estremi per una denuncia per appropriazione indebita?
Dario Pepe

 

No caro Dario, non è normale né etico. Ma soprattutto non ci sembra rispondere a quei criteri trasparenza e buona fede dettati dalla Banca d’Italia per i rapporti tra banca e cliente.

Scarsa buona fede

Andiamo con ordine. Con l’aiuto di Raffaella Grisafi, vicepresidente di Konsumer Italia. “IwBank, non può di certo trincerarsi dietro all’invio di una raccomandata, ha il dovere di assistenza nei confronti del cliente, soprattutto nella ricerca dell’assegno con i suoi soldi, e anche nella risoluzione del rapporto non deve creare danni o pregiudizi al risparmiatore”.

Dunque, non accertarsi di averlo adeguatamente avvertito è certamente un’azione che può aver provocato dei danni. “Tanto più che quando gli istituti debbono recuperare dei soldi da un cliente non si fermano certo davanti a una raccomandata non recapitata”, aggiunge con un velo di ironia Grisafi.

Cosa fare

Se il danno c’è, come intervenire? Ancora una volta la vicepresidente di Konsumer Italia ci aiuta a tracciare le azioni da fare, caro Dario.

  1. controllare il contratto: potrebbe contenere regole e tempi per il recesso
  2. formalizzare il reclamo. È fondamentale farlo in maniera tracciabile (raccomandata A/R o pec) contestando i fatti e facendo le richieste del caso
  3. attendere i 30 giorni concessi alla banca per dare una risposta soddisfacente
  4. in assenza di risposte (o di risposte convincenti) si può ricorrere all’Abf, l’Arbitro bancario e finanziario. Il ricorso è extragiudiziale, costa poco (20 euro) e non ha bisogno di assistenza legale.
  5. Le decisioni dell’Arbitro possono costituire un titolo per essere risarciti davanti a eventuali azioni civili successive.