Pfas, report nascosto della Regione Veneto: “Neonati a rischio malformazione”

Nelle zone del Veneto in cui è più forte l’inquinamento da Pfas (Sostanze Perfluoro Alchiliche), contaminanti che derivano dalla lavorazione di pentole antiaderenti, Goretex e carta da forno, si riscontra una maggiore incidente di malformazioni neonatali. È il quadro che emerge da un rapporto del Registro nascita – Coordinamento Malattie rare della Regione Veneto
che ha realizzato uno Studio sugli esiti materni e neonatali in relazione alla contaminazione da sostanze perfluoro alchiliche (Pfas) per valutare l’incidenza dei contaminanti nei nascituri.

Dallo studio è emersa una certa correlazione tra i nati nelle zone più inquinate e una maggiore incidenza di pre-eclampsia, di diabete gestazionale, di nati con peso molto basso, di nati piccoli per età gestazionale e di malformazioni, tra cui anomalie del sistema nervoso, del sistema circolatorio e cromosomiche.

“Intervenga l’Iss”

Dopo giorni in cui si parlava dell’esistenza di questo studio la Regione lo ha pubblicato sul proprio sito senza però dargli risalto, quasi a volerlo tener nascosto, né lo ha accompagnato con un’adeguata presentazione. Risultato: i consiglieri di opposizione hanno sollecitato la presentazione in Parlamento di un’interrogazione rivolta al ministro della Salute Beatrice Lorenzin e chiesto l’intervento dell’Iss.
Secondo il Registro Nascita, che ha curato lo studio, “va osservato che le malformazioni sono eventi rari che necessitano di un arco temporale di valutazione più esteso per giungere a più sicure affermazioni. Riguardo al diabete gestazionale si rileva un evidente gradiente di rischio che si riduce progressivamente allontanandosi dall’area rossa”. Ma “per confermare l’esistenza di un nesso causa-effetto è necessario disporre dei dati di biomonitoraggio e di esposizione sui singoli individui”.  Ricordiamo che la Regione Veneto ha avviato a dicembre uno screening su cittadini e cibi delle aree più inquinate.

85mila cittadini sotto osservazione

Il Piano di Sorveglianza sulla Popolazione esposta alle sostanze Perfluoro Alchiliche interesserà circa 85mila persone e si basa sulla considerazione che la popolazione esposta ai Pfas possa presentare un maggior rischio di incorrere in malattie croniche, solitamente e principalmente determinate da quattro fattori di rischio: fumo, alcool, sedentarietà e sovrappeso. Ma tale popolazione ha avuto anche un’esposizione ad un quinto fattore di rischio, rappresentato dai Pfas, che secondo gli studi di letteratura può essere associato a modifiche del metabolismo glicidico e lipidico e pertanto predisporre a condizioni di rischio per le malattie croniche.

“I Pfas – ha commentato la deputata del Pd Daniela Sbrollini – hanno gravemente inquinato il territorio vicentino. Decine di comuni del Vicentino hanno avuto acqua inquinata per diversi anni e gli effetti purtroppo si sono evidenti sulla salute umana in particolare sulle donne incinta e sui feti. Dimostrano ciò sempre più studi”. Sbrollini contesta inoltre la Regione di avere commissionato lo studio sull’incidenza neonatale nell’estate scorsa, ma di averlo reso pubblicosolamente in questi giorni”.

“Perchè avete tenuto nascosto lo studio?”

Contro la giunta Zaia anche il Movimento 5 Stelle che con il capogruppo in consiglio regionale, Jacopo Berti, denuncia come  “la Regione, rimanendo inerte rispetto all’emergenza Pfas, stia mettendo a rischio la salute di 350mila propri cittadini, che abitano in 78 comuni, di cui i più colpiti dalle emissioni nocive delle sostanze perfluoroalchiliche sono Lonigo e Sarego, in provincia di Vicenza. Trovo scandaloso che la Regione per anni abbia negato o minimizzato un problema invece assolutamente reale e grave, come quello rappresentato dai Pfas”. “Il nuovo studio – ha proseguito il capogruppo M5S – è stato colpevolmente tenuto chiuso in un cassetto dalla Regione, che invece avrebbe dovuto, come di competenza, intervenire attivamente e celermente per adottare con urgenza tutte quelle misure idonee a tutelare la salute dei propri cittadini, nonché la salvaguardia del territorio, in primis disponendo la chiusura della produzione delle sostanze perfluoro alchiliche emesse dalle aziende del territorio”.